Problema calvizie: individuati gli inibitori che determinano il problema dell’alopecia androgenetica

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Gli studiosi della Perelman School of Medicine, Università della Pennsylvenia, hanno individuato una quantità non normale di un enzima chiamato Prostaglandina D2 nel cuoio capelluto di soggetti affetti da alopecia androgenetica. Un enzima che “spegnerebbe” i follicoli piliferi e che sarebbe la causa della calvizie. Una scoperta scientifica che può portare a nuovi trattamenti per combattere le cause più comuni di caduta di capelli nell’uomo. Il responsabile di dermatologia della Pennsylvania University, George Cotsarelis, commenta che la protaglandina era si conosciuta per avere un ruolo nella crescita dei capelli, ma non si era mai pensato che queste molecole avessero un ruolo anche nella perdita dei capelli.

uomo-calvizieL’enzima è stato identificato con lo screening di 250 geni implicati nella perdita dei capelli e i livelli di PGD2 sono un elemento discriminante per la perdita dei capelli. Infatti i ricercatori, hanno verificato che in 17 soggetti con perdita di capelli, i livelli di protaglandina PGD2 erano 3 volte più alti nelle zone calve del corpo piuttosto che nei punti pelosi.  Nel mercato sono già presenti alcuni medicinali che riducono i livelli di protaglandina PGD2, ma la paura è che lo sviluppo di un prodotto correlato per la calvizie potrebbe non essere veloce. Quindi, finchè non si riuscirà a riprodurre un anti-protaglandina in pillole, l’unica cura rimane l’utilizzo diretto delle cellule staminali, come propone la Pallaoro Medical Laser, clinica di chirurgia estetica di Padova.

Quindi cosa fare oggi per curare la calvizie?

Le soluzioni al problema dell’alopecia androgenetica riguardano il trapianto monobulbare dei capelli che consiste nel prelievo di capelli sani da precise zone del capo del paziente stesso e vengono reimpiantate in quelle colpite dal diradamento. Una tecnica ormai collaudata che porta ad un risultato immediato, con un rinfoltimento estetico notevole, ma non all’arresto della caduta dei capelli.

Ci sono poi i trattamenti farmacologici che però a lungo andare possono portare a effetti collaterali, come l’impotenza o problemi a livello cardiaco. Oltre all’utilizzo delle cellule staminali, l’unica soluzione rimane la terapia laser, la quale stimola l’afflusso di sangue e aumenta  la circolazione del cuoio capelluto. Una volta che la circolazione riprende, i follicoli piliferi ritrovano energia e forza per combattere la perdita di capelli e arrestare quindi la caduta. Al contempo, l’utilizzo del laser favorisce lo smaltimento del DHT (dildrotestosterone), un metabolita presente fin dalla nascita all’interno del follicoli piliferi e responsabile della calvizie.